“Aspettiamo che cambi tutti i denti.” È la frase che sentiamo più spesso quando un genitore ci chiede quando portare il figlio da un ortodontista per bambini, ed è anche il consiglio che ci fa recuperare più tempo perso. Non è colpa di nessuno: è quello che si è sempre detto, e per decenni è stato l’unico modo di ragionare. Il punto è che l’ortodontista non guarda soltanto i denti. Guarda le ossa che li reggono, e quelle crescono secondo tempi loro, che non aspettano la permuta.
In questo articolo mettiamo in fila le tre età che contano davvero, i segnali per cui non si aspetta, e cosa succede realmente a una prima visita ortodontica — che nella maggior parte dei casi, lo diciamo subito, non finisce con un apparecchio.
Le tre età che contano (e non è una sola)
La confusione nasce da qui: si parla di “quando portare il bambino dal dentista” come se fosse un appuntamento unico. In realtà sono tre momenti diversi, con tre obiettivi diversi.
Due anni: il primo incontro con il dentista
Il primo incontro tra dentista, genitori e bambino va fatto intorno ai due anni (lo indica la Società Italiana di Pediatria) e non è una visita ortodontica: serve a controllare la salute dei denti da latte, a impostare l’igiene e a far entrare il bambino in uno studio dentistico quando non ha ancora motivo di averne paura. È anche il momento in cui si cominciano a osservare le abitudini: ciuccio, succhiamento del dito, come respira, come deglutisce.
Sette anni: la prima visita dall’ortodontista
Entro i sette anni. È la raccomandazione dell’American Association of Orthodontists, che indica di completare la prima visita ortodontica entro quell’età. Il motivo è ben preciso: a sette anni il bambino ha una dentatura mista tra alcuni denti da latte, i primi molari permanenti e, di solito, gli incisivi centrali definitivi. Quella combinazione dice a un ortodontista quasi tutto quello che gli serve sapere su come stanno crescendo le arcate, molto prima che il problema diventi visibile a occhio nudo. Aspettare la permuta completa significa arrivare quando la crescita ha già fatto gran parte del suo lavoro.
Undici-tredici anni: di solito, ma non sempre, l’apparecchio fisso
È la fascia in cui più spesso parte un trattamento ortodontico completo. Ma è una conseguenza, non un punto di partenza: ci si arriva avendo già una diagnosi, non partendo da zero. E non vale per tutti. Alcuni casi si risolvono prima con dispositivi più semplici. Altri richiedono di aspettare oltre.
Perché proprio a sette anni?
Cosa vede l’ortodontista a quell’età?
A sette anni si vedono i rapporti tra le arcate, lo spazio disponibile per i denti che devono ancora arrivare e la direzione in cui l’osso sta crescendo. Sono tre informazioni che a dodici anni non si possono più ricostruire, perché a quel punto sono già diventate un risultato. Si valutano la larghezza del palato, il modo in cui le arcate combaciano quando il bambino morde, l’eventuale deviazione della mandibola e se c’è spazio sufficiente nei settori dove i permanenti devono ancora spuntare.
Cosa si può ancora sistemare e cosa no.
Questa è la differenza sostanziale tra intervenire a sette anni e intervenire a quattordici. Nel bambino la sutura al centro del palato non è ancora saldata: un palato stretto si può allargare con un dispositivo, in pochi mesi, senza toccare un dente. Nell’adulto la stessa correzione richiede strade diverse e in certi casi la chirurgia. Vale anche per la mandibola: finché c’è crescita, la si può indirizzare. Dopo, si può solo compensare spostando i denti. Il nostro riferimento scientifico su questo è la Società Italiana di Ortodonzia, che riunisce gli specialisti della disciplina a livello nazionale.
Se tuo figlio ha tra i sei e gli otto anni e non è mai stato da un ortodontista, è il momento di una valutazione. Prenota la prima visita da Igea Odontoiatria: dura mezz’ora e nella maggior parte dei casi si conclude con un “ci rivediamo tra un anno”.
I segnali per cui non si aspetta
Ci sono situazioni in cui la valutazione va anticipata, anche prima dei sette anni. Se riconosci una di queste, non è un’emergenza, ma non è nemmeno qualcosa da rimandare al prossimo controllo.
- Il bambino morde storto: chiudendo la bocca, i denti di sopra finiscono dentro quelli di sotto da un lato
- I denti davanti non si toccano quando chiude, e resta uno spazio aperto
- La mandibola devia da un lato quando chiude
- I denti permanenti spuntano molto accavallati o in posizione anomala
- Un dente permanente non arriva, mentre il corrispondente dall’altro lato è già spuntato da mesi
- I denti da latte cadono molto presto o molto tardi rispetto ai fratelli o ai compagni
- Il bambino respira abitualmente con la bocca aperta, anche da sveglio e senza raffreddore
- Russa o ha un sonno agitato, con risvegli frequenti
- Fa fatica a masticare o a mordere con gli incisivi
Le abitudini che vanno interrotte, e quando
Il Ministero della Salute raccomanda di adottare misure per disincentivare la suzione non nutritiva — ciuccio e succhiamento del dito — dopo i due anni e di interromperla entro l’anno successivo. Non è una questione estetica. Una suzione prolungata interferisce con lo sviluppo trasversale e verticale del mascellare superiore e aumenta il rischio di morso aperto anteriore e morso crociato posteriore. Sono esattamente le due condizioni che poi si correggono con un trattamento ortodontico.
La respirazione a bocca aperta è un problema ortodontico?
Spesso sì e in entrambe le direzioni. Un palato stretto, infatti, riduce lo spazio delle vie aeree nasali e spinge il bambino a respirare dalla bocca; a sua volta, la bocca costantemente aperta modifica la postura della lingua e il modo in cui le arcate si sviluppano. L’espansione rapida del palato, oltre a correggere il difetto osseo, può facilitare il ritorno a una respirazione nasale fisiologica riducendo le resistenze delle vie aeree nasali. Quando in studio vediamo un bambino che respira a bocca aperta, la prima cosa che facciamo non è proporre un apparecchio ma capire se dietro c’è una causa otorinolaringoiatrica da valutare prima, insieme al pediatra.
“Aspettiamo che cambi tutti i denti”: perché è il consiglio che costa di più?
Torniamo alla frase da cui siamo partiti, perché merita una risposta diretta. Aspettare la permuta completa non è sbagliato per tutti. In molti casi non cambia niente e si sarebbe arrivati allo stesso punto comunque. Il problema è che non si può sapere in quale dei due gruppi si trova tuo figlio senza averlo guardato. Chi aspetta e aveva un palato stretto, o una mandibola che stava deviando, arriva a quattordici anni con un problema che a sette si risolveva in otto mesi con un dispositivo semplice. La differenza, quasi sempre, non è tra curare e non curare. È tra un trattamento breve e uno lungo. E quel costo di tempo, di soldi e di pazienza di un adolescente non compare in nessun preventivo. Ne abbiamo parlato più a lungo nell’articolo su cosa determina davvero il costo di un apparecchio.
Non serve una diagnosi per prenotare una valutazione: serve una valutazione per avere una diagnosi. Scrivici o fissa un appuntamento.
Nella maggior parte dei casi la risposta è: “aspettiamo”.
Questa è la parte che quasi nessuno dice ai genitori e che secondo noi dovrebbe essere la prima. Una prima visita ortodontica non significa mettere l’apparecchio. Nella maggior parte dei casi si conclude con un controllo programmato: si fotografa la situazione, si fissa un appuntamento a sei o dodici mesi e si osserva come evolve. L’intervento precoce ha senso quando serve, non per principio. Ci è capitato tante volte di dire a un genitore preoccupato che per ora non c’è niente da fare e di rivederlo due anni dopo esattamente al momento giusto. Quell'”aspettiamo” non era una visita inutile: era il motivo per cui siamo arrivati puntuali. Un ortodontista che propone un trattamento a ogni bambino che entra non sta guardando i bambini ma solo i soldi che spenderà il genitore.
Cosa succede davvero alla prima visita ortodontica?
La prima visita ortodontica dura circa trenta minuti e non prevede alcun intervento sul bambino. Si guarda in bocca, si valuta come morde, si osserva il profilo e il modo in cui respira e si fanno alcune domande ai genitori sulla storia del bambino. Se dall’esame emerge qualcosa che va approfondito, si programma la documentazione radiografica in un secondo momento e non lo stesso giorno.
Cosa portare?
Se li avete, portate le radiografie precedenti ed eventuali referti del pediatra o dell’otorinolaringoiatra. E portate il bambino riposato: una visita fatta all’ora del sonnellino è una visita fatta male.
Ortodonzia per bambini a Palermo: come lavoriamo noi di Igea
Ormai lo sapete, l’ortodonzia è seguita dal Dott. Cristian Romano mentre la Pedodonzia (o odontoiatria pediatrica) dalla Dott.ssa Sofia De Marco: la prima visita, i controlli e tutte le fasi del trattamento passano da loro.
Come lavoriamo con i bambini:
- La prima visita è una valutazione, non una vendita. Non si firma niente quel giorno e non c’è nessun piano da decidere sul momento.
- Parliamo anche al bambino, non solo ai genitori che osservano. Un ragazzino che ha capito cosa sta succedendo collabora e la collaborazione è la variabile che più di ogni altra decide quanto durerà il trattamento.
- Se non è il momento, lo diciamo e fissiamo il controllo successivo.
- Se serve un altro specialista prima di noi — il pediatra, l’otorino, il logopedista — lo diciamo e ve lo indichiamo.
Puoi verificare l’iscrizione all’albo di qualunque professionista, compresi i nostri, sul portale della FNOMCeO. È un controllo che richiede un minuto e consigliamo di farlo sempre, ovunque scegliate di curarvi.
Domande frequenti sull’ortodonzia
A che età si fa la prima visita dall’ortodontista?
Entro i sette anni, secondo la raccomandazione dell’American Association of Orthodontists. A quell’età la dentatura mista — denti da latte e primi permanenti insieme — permette di valutare come stanno crescendo le arcate e lo spazio disponibile per i denti che devono ancora arrivare. È diversa dalla prima visita odontoiatrica, che va fatta molto prima, intorno ai due anni.
Bisogna aspettare che siano caduti tutti i denti da latte?
No, ed è il malinteso più diffuso. L’ortodontista non valuta solo la posizione dei denti ma la crescita delle ossa che li sostengono, e quella crescita non aspetta la permuta. Aspettare la caduta di tutti i denti da latte significa spesso arrivare quando alcune correzioni semplici non sono più possibili.
La prima visita ortodontica significa mettere l’apparecchio?
No. Nella maggior parte dei casi si conclude con un controllo programmato a sei o dodici mesi, senza alcun trattamento. L’obiettivo della visita a sette anni è sapere se e quando intervenire, non intervenire subito.
Il ciuccio rovina i denti?
Dipende da quanto a lungo si usa. Il Ministero della Salute raccomanda di disincentivare la suzione non nutritiva dopo i due anni e di interromperla entro l’anno successivo: una suzione prolungata interferisce con lo sviluppo del mascellare superiore e aumenta il rischio di morso aperto anteriore e morso crociato posteriore.
Mio figlio respira con la bocca aperta: è un problema ortodontico?
Può esserlo, e spesso le due cose si alimentano a vicenda. Un palato stretto riduce lo spazio delle vie aeree nasali e favorisce la respirazione orale, che a sua volta altera lo sviluppo delle arcate. Va valutato da un ortodontista insieme al pediatra, perché la causa può anche essere otorinolaringoiatrica.
Quanto costa l’apparecchio per bambini?
Non esiste un prezzo unico e la normativa sulla pubblicità sanitaria vieta agli studi odontoiatrici di pubblicare tariffe. Il costo dipende dal tipo di dispositivo, dalla complessità del caso e dalla durata. Abbiamo spiegato quali voci compongono un preventivo nell’articolo su quanto costa l’apparecchio ai denti.
In sintesi
Per chi non volesse leggere tutto l’articolo ecco una piccola sintesi. La prima visita dall’ortodontista va fatta entro i sette anni, secondo la raccomandazione dell’American Association of Orthodontists. È diversa dalla prima visita odontoiatrica, che la Società Italiana di Pediatria colloca intorno ai due anni di età. A sette anni la dentatura mista consente di valutare la crescita delle arcate, lo spazio disponibile e i rapporti tra mascellare e mandibola, informazioni che a trattamento tardivo non sono più ricostruibili. Non bisogna aspettare la caduta di tutti i denti da latte: l’ortodontista valuta la crescita ossea, che segue tempi indipendenti dalla permuta. Nella maggior parte dei casi la prima visita ortodontica non comporta alcun trattamento immediato, ma un controllo programmato. Il Ministero della Salute raccomanda di disincentivare la suzione non nutritiva dopo i due anni e di interromperla entro l’anno successivo, perché aumenta il rischio di morso aperto anteriore e morso crociato posteriore.
Prenota una valutazione ortodontica
Se tuo figlio ha tra i sei e gli otto anni, o se riconosci uno dei segnali elencati sopra, mezz’ora adesso ti dice se c’è qualcosa da fare e quando. Spesso la risposta è “non ancora” ed è comunque la risposta che ti serviva.
Prenota la prima visita da Igea Odontoiatria oppure chiamaci allo 091 9741317. Siamo aperti dal lunedì al venerdì dalle 9:00 alle 19:30 e il sabato dalle 9:00 alle 13:00. Puoi approfondire i nostri trattamenti di ortodonzia e l’igiene e prevenzione, che nei bambini con un apparecchio in bocca diventa una parte del percorso e non un accessorio. Se invece tuo figlio è già adolescente, ti interessa più perché i ragazzi hanno smesso di nascondere l’apparecchio fisso.
Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce una visita odontoiatrica. Ogni caso clinico è diverso e richiede una valutazione individuale. Igea Odontoiatria — Piazza Vittorio Emanuele Orlando 15, 90138 Palermo. Direttore sanitario: Dott. [NOME DA INSERIRE]. Iscrizione all’Albo degli Odontoiatri della Provincia di Palermo.

